Grigio nel cuore

Marcello Bettoni, da “L’educazione degli adulti”, Franco Angeli 2009

Racconto, Capitolo IV

 

La bandiera arrotolata, la sciarpa chiusa sotto il giubbotto, il berretto in tasca, quasi a volerlo nascondere. Seduto al finestrino della 90, il Paolino tornava a casa certe domeniche d’autunno, con il grigio di Milano nelle ossa e nel cuore…

  Lorenteggio, su per il Naviglio e viale Liguria. Tutto uguale, tutto di un colore solo. Le case dietro alle case, le auto stanche ai semafori, le facce annoiate. Una cupezza, un plumbeo grigiore, quasi che il Milan potesse perdere solo d’autunno. Anzi, pensava di essere milanista perché per lui il Milan era colore, il calcio era colore. Il verde del prato, l’azzurro del cielo, il rosso sulle maglie e nella passione…luci a San Siro. 

  Ma quelle domeniche senza sole, quando la sua squadra perdeva, tutto si faceva più opaco e la bandiera, la sciarpa, il berretto a strisce rossonere erano quasi una nota stonata con il cupo della città e del suo cuore. Per quello li nascondeva. 

  Quel giorno per Paolo era un po’ la stessa cosa. Tornare a casa con una sconfitta non è bello, non piace a nessuno. La giornata per la verità non era poi così brutta, un sole diafano, qualche nuvola incerta ed un cielo che per chi vive a Milano è fin troppo, un dono inaspettato. Era dentro che si sentiva il colore della sconfitta.  

  La mamma gli avrebbe chiesto, il papà gli avrebbe chiesto, perfino la sorella gli avrebbe chiesto. 

  La sorellina, per cui era sempre stato un mito, lui così bravo nei giochi, nelle costruzioni, nelle bugie inventate all’ultimo momento, la piccola Susy oggi era, a scuola, la prima della classe. Liceo Classico Berchet , mica zizzole… 

  Pesante fardello da nascondere, il suo. Non è come con la bandiera, la sciarpa, il berretto. Le tue speranze, i tuoi sogni, i tuoi desideri li puoi nascondere con facilità perché li hai messi in quei colori, anzi sono diventati quei colori, così gioiosi, belli, vitali, quando le cose vanno bene. E allora nasconderli, metterli via, minimizzarli e nascondere, metter via e  minimizzare la sconfitta, è tutt’uno. La sconfitta rimane, beninteso, ma dormiamoci sopra e domani si riparte, nuove sfide, nuove speranze, nuovi orizzonti di gloria. 

  Ma ora come si fa? Come si fa a nascondere? E a tornare a casa?  

Proprio non se la sentiva, il Paolino.

– Prima passo al bar, dagli amici…