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Il film d’animazione “Inside out”, del 2015, è una straordinaria e precisa   descrizione delle principali cinque emozioni che usiamo per far fronte alle nostre esperienze: gioia, rabbia, paura, disgusto e tristezza. Le emozioni felici di Riley, una ragazzina che si sta affacciando all’adolescenza, sono rappresentate come pallline dorate. I momenti tristi che però Riley deve affrontare in seguito a un trasloco e ai conseguenti cambiamenti della sua vita colorano le palline di blu, e influenzano profondamente la sua memoria. La memoria prfonda va a stivarsi nelle “Isole della personalità”( concetto, anche questo, scientificamente provato”)  e influenzano la percezione del Sé.

Siamo tutti neurobiologicamente predisposti  in questo modo, e abbiamo bisogno di queste emozioni per pensare, risolvere problemi, raggiungere motivazione e attenzione. Se le nostre emozioni sono equilibrate, ricordiamo, recuperiamo informazioni e strutture dalla nostra memoria, siamo in grado di trasferire e connettere conoscenze e competenze a ciò che già sappiamo.  Se invece un continuo flusso di emozioni negative ci assale, il nostro cervello modifica la sua architettura, ci mette in una condizione di allarme, di risposta allo stress, e ansia, frustrazione, paura bloccano il nostro pensiero razionale. Conoscere e regolare le emozioni è dunque necessario per ciascuno, ma è anche un fondamentale strumento nelle mani dei docenti, che dovrebbero conoscere le condizioni in cui si verifica l’apprendimento e quelle che lo bloccano.

D’ altra parte , come vediamo anche nel film, anche le emozioni negative hanno un ruolo essenziale: non solo ci difendono dai pericoli , ma ci aiutano anche ad accettare e superare difficoltà e dolori. Le emozioni, tutte, sono la nostra guida, la nostra bussola: negare la tristezza non ci aiuta a superarla. E’ invece importante che, come nel film, tristezza e gioia lavorino insieme, ciascuna a suo modo, per ricreare un equilibrio nella nostra personalità. A dire il vero  il personaggino di Tristezza, un po’ inerte, lamentoso e pessimista, è forse il più riuscito; quando consola l’amico immaginario di Rilay bambina, uno strano connubio di animali che piange caramelle, ci commuove e lascia stupefatta persino Gioia, con tutta la sua rutilante vivacità.

Ma torniamo al nostro tema. Le recentissime ricerche di neuroeducation  stanno gettando luce su  questi aspetti fondamentali del cervello  e stanno sempre più dimostrando l’importanza delle emozioni nell’apprendimento, indagando in particolare sulla questione della  neuroplasticita’ ,  cioè la capacità del cervelo di crere nuove connessioni neuronali, che  è fortemente connessa all’esperienza e alla  nostra percezione di ciò che ci accade( e non alla realtà).

Un campo nuovissimo di ricerca è quello della Interpersonal Neurobiology (IPNB). La teoria più interessante su cui si sta lavorando è il potenziale di trasformazione cognitiva che sembra insito nella consapevolezza emotiva come strategia per gestire memoria,   apprendimento, pensiero e comportamenti.

Le ricerche sono agli inizi, ma appaiono assai promettenti anche in chiave educativa. In primo luogo, probabilmente, per una assunzione di consapevolezza anche da parte di chi, come noi, ha tutti igiorni a che fare con cervello, apprendimento ed emozioni dei ragazzi.

Ne riparleremo…

Per ora non mi resta che consigliarvi di guardare questo film,  e di godervelo con le emozioni di un bambino. Tanto, le riflessioni da adulto emergeranno da sole…

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